Nel verde dell’Umbria, all’ombra del borgo medievale di Todi e grazie alle memorie custodite negli archivi storici cittadini, nasce un formaggio che unisce gastronomia, racconto del territorio, folklore e suggestione popolare. Si chiama “Filtro d’Amore” ed una delle creazioni più originali e caratteristiche del Caseificio Montecristo, realtà casearia tuderte che ha scelto di trasformare una delle figure più enigmatiche della storia locale, la Strega Matteuccia, in un’esperienza caseario/gastronomica dal forte valore simbolico e culturale.
Filtro d’amore, il formaggio della strega di Todi
L’ispirazione arriva da Matteuccia da Todi, donna realmente esistita nel XV secolo, conosciuta come la “Domina Herbarum” (signora delle erbe), profonda conoscitrice delle erbe officinali e delle loro proprietà terapeutiche. La sua vicenda si concluse tragicamente il 20 marzo 1428, quando venne processata per stregoneria e condannata al rogo nella piazzetta del Montarone, nel centro storico. Gli atti originali del processo, oggi conservati presso l’Archivio Storico Comunale, rappresentano un documento eccezionale a livello mondiale: riportano infatti con sorprendente precisione le erbe e i preparati che Matteuccia utilizzava nei suoi rimedi medicamentosi e nei cosiddetti “filtri d’amore”.

Ed è proprio da quelle antiche testimonianze che prende forma il progetto del “Filtro d’Amore”. A recuperare e studiare gli atti processuali è stato Riccardo Marconi, titolare del Caseificio Montecristo, da sempre attento alla valorizzazione della cultura e delle tradizioni del territorio. L’obiettivo non era soltanto creare un nuovo prodotto, ma raccontare Todi attraverso un linguaggio contemporaneo fatto di gusto, memoria e narrazione. Un scintilla, in grado di catturare l’attenzione di clienti, curiosi e appassionati.
Che formaggio è Filtro d’Amore
Il risultato è un formaggio fuori dagli schemi, concepito come un piccolo rito da vivere. La base è composta da latte misto di vacca, pecora e capra, scelto per ottenere un equilibrio aromatico intenso ma armonico. Prima della chiusura nel recipiente, la forma viene cosparsa con un mix di erbe locali citate negli atti del processo a Matteuccia: piante officinali e balsamiche che nel Medioevo erano considerate capaci di curare il corpo, rinvigorire la mente e risvegliare i sensi.

L’elemento più originale resta però la stagionatura. Il “Filtro d’Amore” matura infatti per almeno tre mesi all’interno di un coccio artigianale in terracotta. Non solo un’affascinante e vistosa scelta di marketing, questo materiale crea infatti un microclima naturale particolare, regolando umidità, profumi e ossigenazione in modo diverso rispetto alle tradizionali tecniche di affinamento. Il risultato è un formaggio dalla consistenza morbida e fragrante, con note aromatiche complesse che richiamano in parte la stagionatura in grotta, ma con una personalità del tutto propria.
Anche il momento dell’assaggio diventa parte integrante dell’esperienza. Per consumare il formaggio bisogna rompere il coccio che lo custodisce con una “bacchetta” di ferro. All’interno della confezione si trova, oltre a questa bacchetta “magica”, un cartiglio narrativo che racconta la storia della Strega Matteuccia e riporta una formula simbolica da recitare prima dell’apertura. Un gesto teatrale e suggestivo che trasforma la degustazione in un viaggio tra storia medievale, folklore e cultura gastronomica. Un ponte tra presente e passato, all’insegna dell’artigianalità e del gusto locale.

Con “Filtro d’Amore”, il Caseificio Montecristo dimostra come un prodotto alimentare possa diventare strumento di valorizzazione territoriale. Non solo un formaggio, dunque, ma un racconto commestibile che intreccia tradizioni popolari, documenti storici e sapienza casearia, restituendo nuova vita alla leggenda e alla memoria della Strega Matteuccia di Todi.