Un anno di PaVì: festeggia la pasticceria che unisce Parigi e Viterbo

A un anno dall’apertura, PaVì racconta già una storia fatta di identità, ritorni e contaminazioni. La pasticceria nata 12 mesi fa a Viterbo dall’esperienza di Paola Bonavia rappresenta oggi il punto d’incontro tra la tradizione francese e le radici della Tuscia. Un progetto che nel corso dei mesi ha saputo trovare una propria voce e conquistare un pubblico sempre più curioso. E proprio il prossimo 19 aprile al locale si celebrerà l’anno di attività assieme a clienti e curiosi che vorranno festeggiare con Paola questo importante traguardo. Per l’occasione, dalle 10 in poi la colazione sarà offerta, tra croissant appena sfornati e tante proposte salate.

PaVì, la pasticceria che ha portato un po’ di Parigi a Viterbo

In una zona leggermente defilata della città, a pochi passi dalle mura storiche, la bottega si rivela a chi sa osservare: due ampie vetrate introducono in uno spazio dove Francia e territorio dialogano attraverso il linguaggio universale della pasticceria. PaVì è il risultato del percorso di Paola Bonavia, pasticcera viterbese che dopo la formazione all’ALMA e un’importante esperienza professionale a Parigi ha scelto di tornare nella sua terra d’origine. Un ritorno consapevole, maturato nel tempo, con l’obiettivo di trasformare le competenze e visione apprese in un progetto personale.

Paola Bonavia

Proprio Parigi per lei ha rappresentato una tappa decisiva, dove si è confrontata con la grande pâtisserie francese fino ad arrivare a gestire in autonomia un laboratorio nel 12° arrondissement, affinando tecnica e capacità imprenditoriali. Nonostante le prospettive all’estero, il richiamo delle origini ha avuto la meglio. Tornare a Viterbo e aprire una pasticceria di impronta francese in un contesto di provincia è stata una scelta coraggiosa, ma profondamente voluta. Ed eccoci tornati indietro nel tempo di 12 mesi.

PaVì, un viaggio tra Francia e Tuscia

Il nome stesso, PaVì, racchiude l’essenza del progetto: Parigi e Viterbo, ma anche un riferimento personale al soprannome d’infanzia di Paola. Un’identità chiara, che si riflette anche nello spazio, un ex forno degli anni Sessanta rinnovato mantenendo il laboratorio a vista, simbolo di trasparenza e relazione diretta con il cliente.

La produzione si muove in equilibrio tra Francia e Italia: tecniche e strutture della pâtisserie francese si intrecciano con ingredienti e suggestioni locali. Non è una semplice fusione, ma una contaminazione consapevole. Ne è esempio il “Paristozzo”, reinterpretazione del maritozzo romano in chiave francese, accanto ai grandi classici come Opéra, choux e tartellette, molto apprezzati nelle varianti al caffè, caramello o frutta. La ricerca si estende anche a consistenze e abbinamenti, come nella cheesecake con composta ai frutti di bosco e chantilly al basilico, o nelle viennoiserie che spaziano dai croissant tradizionali ai pain Suisse, passando per pain au chocolat fino proposte più creative.

Non manca il legame con il territorio: ingredienti come la nocciola della Tuscia trovano spazio nelle preparazioni, affiancati da materie prime selezionate da piccoli produttori italiani. Accanto alla linea classica, è presente anche una proposta vegana, che amplia l’offerta ma sempre coerentemente con la filosofia del progetto.

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