Un locale dallo stile urban/industrial, un’ampia sala che si sviluppa in lunghezza, una vetrata che dà direttamente sull’area in cui si realizzano le pizze. Qualche chilometro fuori il centro storico di Rieti campeggia un’insegna ambiziosa, che vuole farsi portatrice di un nuovo, rinnovato, modo di fare e intendere la pizza. Perlomeno in zona. Siamo da Grano, indirizzo che parla ai suoi concittadini proponendo loro pizze nuove e inedite per il territorio, a base di impasti con farine semi-integrali che diventano pizze romane o soffici nuvole realizzate con lievito madre.

Tecnicismi a parte, Grano è un locale in cui si percepisce calore, dove il fattore umano è tangibile, genuino, vero. E ciò fa soprassedere su qualche svista relativa al servizio, comunque empatico e sorridente. Alle pizze c’è Videlfranco Grillo, “nato” fornaio poi specializzatosi nel mondo a spicchi, comproprietario del locale assieme al socio, operativo per lo più in sala, Simone Vanzo. Sono loro l’anima di un team affiatato, che crede in ciò che fa e in ciò che offre.

Cosa si mangia da Grano a Rieti
Piacevole la selezione di antipasti, per lo più fritti, con i quali cominciare la cena in modo sfizioso. Si inizia in modo convincente con Il Boccone del Re: guancia di manzo brasata al Sangiovese, su crema di parmigiano reggiano e tartufo grattugiato. Un bell’incipit, un piatto ben realizzato, ghiotto, avvolgente, un antipasto che ci si aspetterebbe in una buona osteria contemporanea.

Rispettano lo stesso copione gli altri due entreè, il Chicken Cube (cubo croccante di pollo alla cacciatora, salsa alle olive, polvere di olive nere) e il Croccobosco: un mini cannellone ripieno di porcini e champignon, porro, carote e gorgonzola. Un bel tris di antipasti, accomunati da una bella panatura, croccante, spessa, a beneficio di una piacevole masticata.
Sono però le pizze le portate principali di Grano. Il locale è specializzato nella romana benché stia sperimentando anche il mondo del padellino, variante che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede anche nel Centro Italia. Partiamo proprio dal padellino, qui chiamano Nuvola Madre, realizzato con farina di tipo 1, segale e farina di mais. Buono l’impasto, invitante, la segale regala quell’ulteriore e piacevole croccantezza allo spicchio.

Peccato però che in entrambe le varianti provate il topping non sia stato “all’altezza” dello spicchio stesso. Sia per quanto riguarda La Regina (crema di pomodori arrosto, mozzarella e basilico) sia la Marinara i topping non danno quello sprint in più, specialmente nel primo caso il condimento risulta fin troppo debole e poco consistente.
Le pizze romane e i dessert di Grano
Sulle romane sì invece che i condimenti sono abbondanti, stavolta però con una fetta ben più sottile a supportarli. La Sabor di Galicia gioca sull’accostamento polpo e patate (assieme a paprika affumicata, salsa worchester, pimentòn), ma risulta un po’ slegata negli ingredienti, che non riescono a ben amalgamarsi tra di loro. Stona anche trovare una pizza simile, con polpo e sfumature spagnole, in una zona come Rieti, a meno che non sia una pizza in grado di restituire altissime vibes. Ma sembra sia tra le più ordinate dai clienti. E quella dello scontrino è sempre una prova inconfutabile, la più importante per tenere quadrati i conti.

Più convincente la pizza Romanesca: crema di carciofi alla romana, provola affumicata, carciofo fritto, crema di pecorino, tuorlo marinato grattato, scaglie di pecorino. Sapida, di carattere, sicuramente una scelta più coerente e attinente a dove ci troviamo.
Tra i dolci buono il frangipane al pistacchio, mousse al cioccolato fondente e gelèe al lampone. Servito su terra al cacao e salsa ai frutti di bosco. Una sorta di padellino anche per i dessert con la “Nuvola dolce”: impasto brioche al cacao, ganache al pistacchio, caramello salato, lamponi liofilizzati, polvere di pistacchio. Ottimo il pan brioche, forse troppa grassezza a caratterizzare il topping, appesantendolo al palato.