A Todi, dove la ristorazione ha radici solide e un repertorio territoriale ben definito, Komos prova a cambiare prospettiva. Il ristorante nasce il 21 aprile 2024 quasi per caso, dall’incontro tra una location particolarmente suggestiva e la volontà di Alessandro Piras e della sua compagna Marta Bizzarri (oggi rispettivamente in cucina e in sala) di costruire un progetto indipendente. Un luogo raccolto, circondato dal verde e ventilato, dove stare bene prima ancora che mangiare bene. Del resto, il nome non è casuale: Komos richiama l’antica tradizione greca del corteo festoso con cui si celebravano convivialità, vino, musica e condivisione. Ed è proprio questo il concetto alla base del locale: un posto in cui ritrovarsi, senza formalismi, dal cocktail all’aperitivo fino alla cena.

Komos: a Todi un locale per tutte le ore
La formula è volutamente trasversale. Si può venire per un tagliere e un calice, per una pinza gourmet, uno sfizioso aperitivo o per una cena più articolata, scegliendo anche percorsi degustazione “aperti” da un calice omaggio di Prosecco. L’ambizione è quella di parlare a generazioni diverse, dal pubblico più giovane alla clientela adulta, mantenendo sempre un servizio curato e un’atmosfera informale. «Vogliamo far sentire le persone a casa», spiega lo chef, sintetizzando una filosofia che mette insieme attenzione al dettaglio e assenza di soggezione.

Il tratto distintivo, però, è soprattutto in cucina. In un centro storico dove molti ristoranti hanno costruito la propria identità sui grandi classici umbri, Komos sceglie di partire dal territorio senza fermarsi alla tradizione, ma usarla come “trampolino” per ricette più contemporanee. La tecnica diventa così uno strumento per reinterpretare ingredienti e sapori, attraverso contaminazioni, lavorazioni e accostamenti differenti. La territorialità rimane, ma cambia il modo di raccontarla. Freschezza, fantasia, stagionalità e rotazione del menu sono i principi dichiarati, insieme a una particolare attenzione alla presentazione e alla riconoscibilità del gusto.

Cosa si mangia da Komos a Todi
La carta segue dunque la disponibilità stagionale delle materie prime, alternando alcuni cavalli di battaglia a proposte che cambiano nel corso dell’anno. Tra i piatti più rappresentativi ci sono la battuta di manzo al coltello con maionese al lime e tartufo nero pregiato, la fettuccina tirata a mano con pesto di fave, la pancia di maiale cotta a bassa temperatura con cipollotto caramellato, fondo bruno e mousse di patate, oltre alla tagliata di chianina con crema al gorgonzola, pere al Sagrantino e noci.

Anche il tagliere, apparentemente un classico dell’offerta umbra, viene trasformato in un piccolo percorso di sfiziosità, con composte preparate in casa e pecorini selezionati direttamente dai produttori locali. E poi ci sono le pinse gourmet, realizzate con un impasto sottoposto a 72 ore totali tra fermentazione e lavorazione.
Komos, in cucina c’è Alessandro Piras
Dietro questa cucina c’è un percorso professionale costruito tra alta ristorazione, hotellerie e formazione. Piras (originario ligure) ha iniziato giovanissimo alla Locanda del Paracucchi di Marinella di Sarzana, all’epoca stellata Michelin, per poi passare per Forte dei Marmi e lavorare anche con Gualtiero Marchesi.

Seguono tappe lavorative in Svizzera, Francia, Germania, sul Lago di Garda e a Venezia, oltre a importanti realtà alberghiere e Relais & Châteaux, prima di trovare In Umbria la sua nuova casa. Dopo vari lavori in importante strutture, e la docenza presso la Chef Academy di Terni, due anni e mezzo fa assieme alla sua compagna la decisione di aprire un qualcosa di proprio, che li rappresentasse e sintetizzasse la loro idea di cucina e ospitalità. Ed ecco che, così, alle porte del centro storico di Todi è nato Komos. Un luogo per tutti, per tutte le ore.
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