C’è un territorio che non si lascia raccontare da una sola voce. Ha bisogno dei suoi vignaioli, delle sue vigne, dei suoi paesaggi e di chi, con competenze e sensibilità diverse, ogni giorno contribuisce a interpretarne la cultura.
È da questa convinzione che nasce Giro di Vino, la manifestazione che il 17 e 18 luglio torna ad animare il centro storico di Capranica con degustazioni, seminari, musica e incontri. Un evento che, dodici edizioni dopo la sua nascita, continua a distinguersi per una scelta tanto semplice quanto radicale: raccontare la Tuscia attraverso i suoi vitigni autoctoni.

Quando Giro di Vino mosse i primi passi, parlare di vitigno autoctono come chiave di lettura di un territorio non era affatto scontato. La manifestazione fu la prima nella Tuscia a costruire iI proprio percorso culturale partendo da questo patrimonio agricolo e umano, scegliendo di mettere al centro non le etichette più note, ma le varietà che custodiscono la memoria del paesaggio e delle comunità che lo abitano. Da allora quella intuizione è diventata un progetto culturale riconoscibile, capace di coinvolgere aziende provenienti da tutta la Tuscia, dalla Maremma laziale all’Orvietano, dal Lago di Bolsena al litorale di Cerveteri, fino all’Agro Falisco. Il percorso di degustazione attraversa le antiche cantine, le dimore storiche e le terrazze del borgo medievale. Ogni produttore presenta un vino ottenuto da vitigno autoctono, offrendo al pubblico l’opportunità di conoscere direttamente chi quel territorio lo coltiva e lo interpreta.
Gli appuntamento di Giro di Vino a Capranica
Ma Giro di Vino vuole soprattutto dare voce. Voce ai vignaioli, chiamati a raccontare il proprio lavoro senza intermediari. Voce ai territori, attraverso le loro varietà storiche. E voce ai divulgatori del vino, perché ogni competenza, ogni linguaggio e ogni sensibilità aggiungono uno sguardo diverso alla comprensione del vino. Per questo l’edizione 2026 riunisce protagonisti autorevoli della cultura enologica italiana.
Ad aprire il programma sarà Sandro Sangiorgi, scrittore, giornalista e fondatore di Porthos, unanimemente riconosciuto come una delle figure più influenti della divulgazione enologica italiana.
Venerdì 17 luglio, alle ore 19, nel Tempio Romanico di San Francesco, guiderà il seminario “Sul filo della storia: la nobiltà del vino bianco unisce il Lago di Bolsena con i Castelli Romani”. Sabato 18 luglio, alle ore 19, sarà Raffaele Marini, curatore dell’evento, a condurre il seminario “Vigne vecchie, volti nuovi”, dedicato alle nuove interpretazioni dei vitigni storici della Tuscia e al dialogo tra tradizione e nuove generazioni di vignaioli.
Alle ore 21.30 sarà invece Armando Franco, sommelier AIS e curatore della Guida Vitae Lazio, a guidare “Degustazione sotto pressione”, un percorso dedicato al mondo delle bollicine. Con il suo approccio rigoroso ma accessibile, Franco accompagnerà il pubblico in una degustazione capace di coniugare competenza tecnica e piacere del racconto, offrendo un’ulteriore prospettiva sul vino e sui suoi linguaggi.
L’edizione 2026 dedicherà inoltre ampio spazio al crescente panorama del vino naturale, oggi una delle espressioni più dinamiche della viticoltura della Tuscia, con la presenza di giovani aziende ormai affermate anche a livello nazionale.
Concerti, musica itinerante, spettacoli di strada e le tradizionali cene curate dalle associazioni del paese accompagneranno i banchi d’assaggio, trasformando il centro storico di Capranica in un luogo dove il vino diventa occasione di incontro, dialogo e scoperta.