Montefiascone celebra i 60 anni della Doc del vino Est! Est!! Est!!!

Sessant’anni di denominazione, oltre 9 secoli di storia mista a leggenda e un legame con il territorio che continua a rinnovarsi. A Montefiascone, in provincia di Viterbo, il weekend dell’8 e 9 agosto ha avuto come protagonista l’Est! Est!! Est!!!, il vino simbolo della città, celebrato nel sessantesimo anniversario del riconoscimento della DOC, all’interno della 66ª edizione della Fiera del Vino, in programma fino al 14 agosto.

Era il 3 marzo 1966 quando l’Est! Est!! Est!!! ottenne la Denominazione di Origine Controllata, con il decreto poi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 7 maggio dello stesso anno. Un passaggio storico per la viticoltura italiana: la denominazione arrivò subito dopo la Vernaccia di San Gimignano, prima DOC italiana riconosciuta proprio nel 1966, diventando così una delle prime espressioni della nuova stagione delle denominazioni di origine, la seconda doc italiana in ordine cronologico.

Montefiascone, l’affaccio sul lago dalla Rocca

Una ricorrenza che Montefiascone ha scelto di non celebrare soltanto attraverso la memoria, ma trasformandolo in un’occasione di confronto sul presente e sul futuro del proprio bianco. Perché se la storia rappresenta uno dei principali elementi identitari dell’Est! Est!! Est!!!, oggi la sfida è continuare a raccontare e valorizzare una denominazione attraverso i suoi produttori, le vigne e il paesaggio e il terroir nel quale nasce. Il carattere del vino è legato infatti anche alla particolare geografia dell’area: le vigne si sviluppano sulle colline di origine vulcanica del distretto dei Monti Volsini, intorno al Lago di Bolsena. Un elemento che contribuisce a costruire quel rapporto tra vino e paesaggio che oggi rappresenta uno degli spunti più interessanti per raccontare la denominazione.

Un vino, un territorio, una leggenda

La storia dell’Est! Est!! Est!!! è indissolubilmente legata a quella di Montefiascone. Il nome del vino rimanda alla celebre leggenda medievale di Johannes Defuk, prelato tedesco che, secondo il racconto tramandato nei secoli, nel 1111 seguì l’imperatore Enrico V nel viaggio verso Roma.

Defuk, grande appassionato di vino, avrebbe mandato in avanscoperta il proprio coppiere Martino con il compito di individuare le migliori locande lungo il percorso. Il codice era semplice: la parola latina Est! indicava la presenza di buon vino. Arrivato a Montefiascone, Martino avrebbe trovato un vino tanto apprezzato da ripetere il segnale tre volte: Est! Est!! Est!!!. La leggenda racconta poi che Defuk, conquistato dal vino locale, si fermò in un primo momento in città e di ritorno verso Roma decide di fermarsi, per vivere nel paese. Qui vi morì, probabilmente per l’eccessivo consumo di vino secondo la tradizione popolare. La sua tomba è ancora oggi conservata nella basilica di San Flaviano.

È una storia a metà tra documento e leggenda, ma ancora oggi rappresenta una parte essenziale dell’identità di Montefiascone. Non è un caso che proprio la Fiera del Vino, nata nel 1958, abbia costruito attorno alla figura di Defuk e alla sua vicenda una parte importante della propria narrazione.

Il 60° anniversario al centro della Fiera del vino

Il momento centrale delle celebrazioni è stato sabato 8 agosto alla Rocca dei Papi, uno dei luoghi simbolo di Montefiascone. Dalle 15 alle 20 è stato possibile ottenere uno speciale annullo filatelico realizzato da Poste Italiane su cartoline dedicate ai 60 anni della DOC. A seguire un talk con ospiti, tra gli altri, le istituzioni locali e regionali, giornalisti, esperti e Riccardo Cotarella (enologo di fama internazionale, Presidente di Assoenologi dal 2013 e Presidente onorario dell’Union Internationale des Œnologues). Ha concluso la serata una light dinner con in degustazione i vini delle cantine di Montefiascone che producono la Doc. Incontri con i produttori e visite in vigna hanno completato il programma di celebrazione di questa importante ricorrenza.

Dopo sessant’anni di DOC, dunque, l’Est! Est!! Est!!! continua a partire da quella stessa terra e da quella stessa storia. Ma il messaggio, oggi, non è più soltanto quello lasciato dal leggendario coppiere Martino sulla porta di un’osteria. È un invito a scoprire il vino attraverso chi lo produce, le vigne dalle quali nasce e il paesaggio della Tuscia che, ancora una volta, lo racconta. Per guardare al futuro, ma senza dimenticare il passato.

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