Tra le eccellenze orticole italiane che raccontano un territorio, poche possiedono il fascino e l’identità del Sedano Nero di Trevi. Coltivato in una ristretta fascia di terra lungo il fiume Clitunno, nel cuore dell’Umbria, questo ortaggio rappresenta un raro esempio di biodiversità agricola sopravvissuta all’omologazione delle colture moderne. Non a caso è tutelato come Presidio Slow Food dal 2008.
Sedano Nero di Trevi, un ortaggio unico
A prima vista colpisce per le dimensioni: può raggiungere anche un metro di altezza. Ma è soprattutto il suo profilo organolettico a renderlo unico. Le coste sono lunghe, tenere, prive di fili e caratterizzate da un profumo intenso e persistente che lo distingue nettamente dai sedani commerciali. Il termine “nero” non si riferisce al colore finale del prodotto, bensì alla sua natura originaria: se lasciato crescere senza particolari lavorazioni, mantiene infatti coste verde scuro. Solo attraverso una laboriosa tecnica di imbianchimento, tramandata da secoli, acquisisce il caratteristico colore chiaro e la consistenza delicata che lo hanno reso celebre.

La sua storia è strettamente legata alle cosiddette “Canapine”, terreni fertili situati tra Borgo Trevi e il Clitunno, un tempo destinati alla coltivazione della canapa. Documenti storici attestano la presenza del sedano nero già alla fine dell’Ottocento, ma la tradizione locale ne colloca la coltivazione almeno dal XVII secolo. In passato godeva di una fama tale da essere commercializzato ben oltre i confini umbri; secondo alcune testimonianze, veniva persino imbarcato sulle navi dirette verso le Americhe grazie alla sua notevole capacità di conservazione.
Sedano Nero di Trevi: la coltivazione oggi
La coltivazione segue ancora oggi rituali rigorosi. La semina avviene tradizionalmente in primavera, spesso in coincidenza con il periodo pasquale e con la luna calante, secondo usanze contadine tramandate di generazione in generazione. Durante la crescita, le piante vengono sottoposte a rincalzi progressivi, legature e coperture che favoriscono l’imbiancimento naturale delle coste. Un lavoro interamente manuale che richiede esperienza, pazienza e una profonda conoscenza del territorio.
Proprio questa elevata richiesta di manodopera ha contribuito al declino della coltura nel secondo dopoguerra, quando le varietà ibride autoimbiancanti hanno progressivamente conquistato il mercato. Oggi il Presidio Slow Food svolge un ruolo fondamentale nella salvaguardia del sedano nero, sostenendo i produttori locali e promuovendo la conoscenza di un ortaggio che rischiava di scomparire.
In cucina il Sedano Nero di Trevi è sorprendentemente versatile. Si gusta crudo, semplicemente accompagnato da olio extravergine d’oliva umbro, ma trova espressione anche in ricette della tradizione come la parmigiana di sedano, i sedani ripieni con salsiccia e altre preparazioni che raccontano l’incontro tra cultura contadina e gastronomia locale. Ogni ottobre, durante la Mostra Mercato e la Sagra del Sedano Nero, il borgo di Trevi celebra questo prodotto simbolo, trasformandolo nel protagonista di un racconto collettivo fatto di agricoltura, memoria e sapore.