A Montefiascone il vino è una questione di famiglia, di territorio e di continuità. È così da oltre settant’anni per la Cantina Stefanoni, realtà nata tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta con Genuino Stefanoni e arrivata oggi alla quarta generazione. Una storia che passa da Antonio, detto Totò, a Stefano e quindi ai figli Deborah e Francesco, con ruoli diversi ma un obiettivo comune: continuare a raccontare attraverso il vino il territorio di Montefiascone, uno dei più vocati in Tuscia alla tradizione enologica.

L’azienda dispone di vigneti dislocati in diverse zone di Montefiascone. Dalla zona di Zepponami alla Commenda, fino alle vigne affacciate verso il lago di Bolsena. Si lavora su parcelle differenti, cercando di valorizzare le caratteristiche di ciascuna.
Ci troviamo su un territorio di origine vulcanica, con suoli che contribuiscono a definire il profilo dei vini di Montefiascone. Ed è proprio qui che entra in gioco uno dei protagonisti della storia Stefanoni: il Roscetto, vitigno autoctono conosciuto anche come Trebbiano giallo. La cantina ha investito sulla sua valorizzazione già dagli anni Novanta, arrivando a selezionare tre cloni provenienti da un vigneto sperimentale realizzato a Montefiascone.
I vini della cantina Stefanoni a Montefiascone
Il Roscetto rappresenta oggi una delle espressioni più identitarie della produzione. La cantina lo lavora anche in purezza, sia nella versione ferma sia in quella spumante. Nel primo caso il vino nasce da una vinificazione in bianco e fermentazione in acciaio; la versione spumante porta invece il vitigno dentro una dimensione più articolata, quella del Metodo Classico.

È proprio nella parte più recente della cantina che si concentra uno dei progetti più interessanti dell’azienda. Il Roscetto viene utilizzato al 100% per la produzione del Metodo Classico, con rifermentazione in bottiglia e un affinamento sui lieviti di circa due anni. Una scelta che porta un vitigno profondamente legato a Montefiascone fuori dal suo utilizzo più consueto, dimostrando come la valorizzazione degli autoctoni possa passare anche dalla sperimentazione e dalla ricerca della novità.
La ricerca, del resto, è uno dei fili conduttori della storia Stefanoni. Negli anni l’azienda ha affiancato agli autoctoni anche varietà internazionali, tra Merlot, Cabernet Franc e Sauvignon, costruendo una gamma capace di muoversi tra interpretazioni territoriali e altre più sperimentali.
L’Est! Est!! Est!!! della cantina Stefanoni a Montefiascone
Il legame con Montefiascone trova però la sua sintesi più evidente nell’Est! Est!! Est!!!, il vino che più di ogni altro identifica il paese e, più in generale, questo territorio. La denominazione, che proprio nel 2026 ha compiuto 60 anni, si lega alla celebre leggenda del vescovo Johannes Defuk e del suo viaggio verso Roma, durante il quale avrebbe fatto precedere la parola “Est” ai luoghi dove trovava vino particolarmente buono. Una storia che appartiene al patrimonio folkloristico locale e che ha contribuito a rendere celebre Montefiascone ben oltre i confini della Tuscia.
Stefanoni interpreta la denominazione attraverso più etichette, lavorando sulle proporzioni dei tre vitigni tradizionalmente associati all’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone: Roscetto, Trebbiano e Malvasia. Tra queste c’è il Campolongo, una delle espressioni classiche dell’azienda, mentre il Foltone propone una lettura differente dello stesso patrimonio ampelografico. Il primo, secondo le schede disponibili sul mercato, è composto da Trebbiano, Malvasia e Roscetto e viene vinificato in bianco in acciaio.

Accanto ai bianchi, la cantina produce anche rossi come il Montanello, vino strutturato e caratterizzato da tannini morbidi, e il Violone Sant’Antonio, altra etichetta che ha ricevuto attenzione nelle guide di settore. Gambero Rosso descrive infatti la produzione Stefanoni come particolarmente legata ai vini territoriali, citando proprio il Violone e il Foltone tra le espressioni rappresentative dell’azienda.
Ma il racconto della Stefanoni non si esaurisce nelle bottiglie. C’è anche il lavoro in vigna, forse la parte più difficile e meno visibile di una cantina. Una vigna che richiede presenza continua, soprattutto in un territorio dove grandine, malattie e fauna possono mettere a rischio in pochi minuti il lavoro di un’intera stagione. «La vite è una pianta a cui bisogna stare sempre dietro, mai abbandonarla», raccontano qui.
È una frase che sintetizza bene la filosofia dell’azienda. Perché dietro ogni bottiglia c’è una generazione che ha trasmesso conoscenze alla successiva, ma anche la necessità di rimettersi continuamente in gioco. La Cantina Stefanoni resta così una realtà familiare, profondamente legata a Montefiascone, ma non ferma alla tradizione: il Roscetto in purezza, il Metodo Classico, la ricerca sui vigneti e la sperimentazione sono gli strumenti attraverso cui una storia iniziata negli anni Quaranta continua a guardare avanti.