La cucina umbra si conferma tra le protagoniste di Osterie d’Italia 2027, la guida di Slow Food che da oltre trent’anni racconta le insegne capaci di interpretare la gastronomia italiana attraverso qualità, identità territoriale e accoglienza. Sono undici le osterie umbre insignite della Chiocciola, il massimo riconoscimento della guida, attribuito ai locali che si distinguono per ambiente, cucina e ospitalità in sintonia con i valori dell’associazione.
Un quadro che attraversa la regione tra le due province: dalla Valnerina al lago Trasimeno, dall’Alta Valle del Tevere fino a Spoleto e alla città della Rupe, mettendo in evidenza la varietà di una cucina che trova nelle produzioni locali e nelle ricette della memoria alcuni dei suoi tratti distintivi.

Guida Slow Food: le migliori osterie dell’Umbria
L’Umbria si distingue nella guida Slow Food con undici Chiocciole, riconoscimento assegnato alle osterie che si distinguono per cucina, accoglienza e legame con il territorio. In Valnerina, Osteria dello Sportello ad Arrone racconta la tradizione gastronomica locale, mentre L’Acquario a Castiglione del Lago valorizza i sapori del Trasimeno e la cucina di lago. Nell’Alta Valle del Tevere, La Miniera di Galparino a Città di Castello lega la proposta gastronomica alle produzioni agricole e alla stagionalità; a Montone, Tipico Osteria dei Sensi punta sulla cucina regionale e sulla valorizzazione delle materie prime. A Orvieto, Antica Cantina e La Palomba rappresentano due indirizzi legati alla tradizione gastronomica della città, tra ricette della memoria e prodotti locali.
Nel Perugino, I Birbi interpreta la cucina umbra con sensibilità contemporanea, mentre Stella unisce ristorazione, ospitalità e attenzione alla proposta enologica. A Spello, La Cantina di Spello si inserisce nel panorama delle insegne legate alla cucina regionale e ai vini del territorio; a Spoleto, Il Capanno richiama la tradizione della tavola di campagna. Completa il quadro Lillero, a Terni, che contribuisce a rappresentare la cultura gastronomica dell’area ternana. Undici indirizzi diversi, accomunati dall’idea che l’osteria sia molto più di un luogo in cui mangiare: uno spazio in cui la cucina diventa espressione di identità, memoria e convivialità.