Cantina urbana, perché nasce proprio in una delle vie di Montefiascone, a poca distanza dalla Porta del Borgo e in una stradina in cui di cantine, o dimesse o ancora in funzione soprattutto a livello famigliare, ce ne sono diverse. Un occhio distratto può non far caso all’ingresso di Almari: un grosso portone che conduce direttamente in una sala in cui si alternano bottiglie e contenitori d’acciaio. Spazi contenuti, produzione essenziale (anche per il metodo di vinificazione, 100% naturale, che richiede grandi attenzioni e un margine di errore pressoché minimo) e uno spirito artigianale che sembra proiettarti in una bottega, più che in una cantina.

La storia di Almari Cantina Urbana
Ci sono cantine che nascono da un progetto studiato a tavolino, e poi ci sono storie come quella di Almari: tre persone, tre sensibilità diverse, un’idea condivisa che a un certo punto smette di essere teoria e diventa pratica quotidiana. È così che appena tre anni fa prende forma questa giovane realtà di Montefiascone, dall’incontro tra Alessandra, Mauro e Riccardo (le cui iniziali danno vita al nome Almari), ciascuno con un ruolo preciso ma un obiettivo comune: fare vino nel modo più diretto e sincero possibile, capace di restituire nel bicchiere l’essenza del territorio attorno al lago di Bolsena su cui nascono le vigne.
Su una via di cantine
La ricerca non è semplice. Montefiascone è ricca di cantine storiche, molte nel centro antico, suggestive ma logisticamente complesse: impossibili da gestire quando si tratta di portare l’uva, lavorarla e organizzare una produzione. La soluzione arriva in via delle Cannelle, una strada dove la cultura del vino è sedimentata da generazioni.

Qui, in una vecchia cantina dismessa, in un contesto che ha visto nascere anche la tradizione della famiglia Cotarella, Almari trova casa. Lo spazio, quanto basta, viene recuperato e rimesso in funzione due anni fa, dopo una prima produzione ottenuta “appoggiandosi” in una cantina esterna. Da quel momento, tutto cambia: autonomia, controllo totale, libertà decisionale. “La cantina è tua — raccontano — e sai esattamente cosa stai facendo, senza dover chiedere nulla a nessuno”.
La vigna tra lago e Francigena
I vigneti si trovano poco fuori Montefiascone, in una posizione che racconta già molto: vista lago, attraversata dalla Via Francigena. Un paesaggio che è sintesi perfetta tra storia, natura e viticoltura. Un terroir a tutto tondo. Qui crescono varietà tipiche del territorio: Procanico, Roscetto e Malvasia per i bianchi; Sangiovese e Merlot per i rossi. La filosofia è chiara fin dall’inizio: lavorare senza chimica, né in vigna né in cantina. Questo implica una condizione imprescindibile: uve perfettamente sane. Il lavoro si gioca tutto prima della vendemmia, tra filari curati con attenzione quasi artigianale. Se ci sono due elementi che definiscono lo stile Almari, è il tempo, e la pazienza. Concetti fortemente interconnessi tra di loro.

Ogni vino segue un percorso preciso, che privilegia lentezza e maturazione. Lisandrone, un bianco macerato sulle bucce, Téta, il rosato della casa 100% Sangiovese, e Cunicchio, rosso 60% Merlot e 40% Sangiovese, sono i vini attualmente prodotti da Almari. Per una produzione annua di circa 5000 bottiglie, vendute poi a ristoranti della zona, qualche locale di Roma e una buona percentuale di export.

Tutti i vini condividono lo stesso approccio: fermentazioni spontanee, nessun lievito selezionato, nessun controllo della temperatura, solforosa ridotta al minimo naturale prodotto dalla fermentazione stessa.
“L’errore — spiegano — è mettere subito il vino in commercio. Se vuoi fare qualcosa di interessante, devi dargli tempo”. Una dichiarazione semplice, ma sempre più rara.
Stesso concetto che si può applicare ad Almari: cantina ancora giovane che, come i suoi vini, sta sviluppandosi nel corso del tempo. Una realtà ancora all’inizio del suo percorso, ma già con una direzione precisa: pochi vini, fatti con coerenza, lasciando che siano il territorio e il tempo a parlare.